La realtà inventata
Paul Watzlawick (a cura di)
Feltrinelli, Milano, 1988
"Delle cose invisibili e delle cose visibili soltanto gli dèi hanno conoscenza certa; gli uomini possono soltanto congetturare"  (Alcmeone)

In che modo conosciamo ciò che crediamo di conoscere?
Con questo sibillino interrogativo si apre il libro il cui titolo sembra un complesso controsenso; eppure proprio nel titolo e nel quesito iniziale si concentra il senso di tutta l'opera.

Il problema di come conosciamo non può sottrarsi a quello dell'autoreferenzialità: la mente deve uscire da se stessa e osservarsi al lavoro, ma in tal modo oggetto e soggetto dell'osservazione diventano la medesima cosa. In base alle considerazioni degli autori, quel che conosciamo dipende da come siamo arrivati a conoscerlo, quindi la nostra visione della realtà non è più una fedele immagine di ciò che si trova fuori di noi, ma viene inevitabilmente determinata anche dai processi mentali attraverso i quali siamo arrivati a formulare una visione. Da qui ogni pretesa di senso di termini quali oggettività e realtà mostra il suo lato labile e ingannevole.

In questo volume, curato e commentato da Paul Watzlawick, esperti di vari campi chiariscono come le realtà scientifiche, sociali, individuali e ideologiche vengano inventate, o meglio costruite, attraverso l'attribuzione alla supposta "realtà esterna" di proprietà "oggettive" che sono di fatto solo la conseguenza della nostra ricerca della realtà.
Già ai Presocratici apparteneva la stessa consapevolezza che è oggi dei costruttivisti: qualsiasi cosiddetta realtà è, nel senso più immediato e concreto, una costruzione di coloro che credono di averla scoperta e analizzata.
Il costruttivismo non crea né spiega una qualche "realtà esterna", ma mostra che non esistono un interno ed un esterno, un mondo di oggetti di fronte ad un soggetto e l'apparente divisione del mondo in coppie di opposti è semplicemente una costruzione.
L'assunzione costruttivista che vede il mondo come una personale invenzione segna la fine di ogni visione manichea e delle storiche ricerche di una verità assoluta; esistono invece visioni del mondo più o meno adeguate, molteplici realtà inventate ed il loro rispetto è la chiave della tolleranza. Da un punto di vista etico profondo, questa sorta di relatività nell'attribuzione di senso e significato conduce ad una maggiore responsabilità rispetto alla propria vita, ma anche maggior libertà di scelta; chi è consapevole di essere l'artefice della propria realtà lo è anche della possibilità di costruirla in modo diverso. Il libro raccoglie diversi saggi di argomento costruttivista, scritti dai maggiori esponenti e precursori di questo approccio alla realtà: da Heinz von Foerster a Francisco Varela, da Jon Elster a Ernst von Glaserfeld.

Le diversità di stile, contenuto e approccio dei vari scritti rende il volume molto stimolante e ricco di interessanti spunti per la riflessione, mentre la snellezza e la generale chiarezza espositiva - aiutata da numerosi esempi e citazioni - rendono la lettura adatta anche ad un pubblico non specialistico.
Consigliato a chi si definisce eretico, nel senso più autentico della parola: colui che crede nella possibilità di scelta.