Il linguaggio del cambiamento: elementi di comunicazione terapeutica
Paul Watzlawick
Feltrinelli, Milano, 1980 Ristampato più volte e tradotto in diverse lingue tanto da rientrare nei cosiddetti "classici", questo libro è il degno e necessario successore di "Pragmatica della comunicazione umana" e di "Change", poiché approfondisce, dai punti di vista teorico e pratico, gli aspetti relativi al cambiamento, inerenti in modo specifico al linguaggio ed alla tecnica psicoterapeutica.

L'autore anticipa e percorre una via terapeutica rivoluzionaria ed inusitata: non è sempre necessario e proficuo tradurre la parte inconscia e buia dell'animo umano, il più rapidamente possibile, nella lingua della ragione e della coscienza. La chiave migliore per il cambiamento terapeutico pare piuttosto quella di penetrare nell'inconscio adottando il suo linguaggio e lavorare quindi, per così dire, dal suo interno.

La retorica, la poesia, lo scherzo, il sogno, l'estasi e la follia sono espressioni di quel genere di linguaggio che in terapia permette il cambiamento; l'applicazione pratica e clinica di questa lingua è l'argomento principe del libro che l'autore ha definito una "grammatica introduttiva".
Tuttavia è una irrinunciabile guida piuttosto che un manuale pratico, poiché la semplice lettura di una grammatica non conduce alla padronanza di una lingua, specialmente quando, come nella psicoterapia, il linguaggio non è tanto un semplice mezzo di espressione quanto un'arte di persuasione.

Watzlawick spiega come gli interventi linguistici tendano a modificare la realtà esperita dagli individui in termini di "immagini del mondo". Queste ultime, in specifico, sono la sintesi tra due realtà, una supposta oggettiva, esterna e un'altra che è il risultato delle nostre opinioni sul mondo; è la necessaria operazione di sintesi che determina convinzioni, giudizi, valutazioni e distorsioni.

Secondo l'autore, l'uomo dispone, in sintonia con le due realtà, di due emisferi cerebrali molto diversi e quindi anche di due linguaggi specifici. Il mondo della razionalità è controllato dall'emisfero sinistro che consente di interpretare la realtà obiettiva in termini razionali e secondo una logica metodologica; l'attività dell'emisfero destro invece origina fantasie, sogni, idee che possono sembrare illogiche ed assurde, entrando spesso in conflitto con la sua metà complementare di tipo razionale. Poiché, come sostiene l'autore, l'immagine del mondo è concepita ed espressa attraverso l'emisfero destro, sarà il suo linguaggio quello più efficace in terapia.
In tal senso il libro è destinato ad insegnare la grammatica dell'emisfero destro, in grado di cambiare quel tipo di immagine del mondo che produce dolore nel paziente. Le diverse tecniche e strategie per realizzare questo sono descritte in modo chiaro e pratico; vengono, infatti, esposti esempi di paradossi e prescrizioni, spostamenti di sintomi e giochi verbali.

L'opera è resa di immediata comprensione e molto interessante grazie anche alla ricca presenza di documentazioni di casi clinici, allegorie, illustrazioni, aneddoti, contributi di filosofi, artisti, scrittori e pensatori.
Stimolante nei contenuti e semplice nell'esposizione, questo libro è apprezzabile non solo da un pubblico tecnico e clinico per le indicazioni fornite sulla terapia, ma anche da chi cerca nuove lenti di riflessione sulla vita e un'apertura alle innumerevoli possibilità di comunicare.